Francesco, attingendo alla sua cultura e inventiva, per unire tradizione, passato e presente, ha deciso di ispirarsi alla rappresentazioni dei divertimenti e giochi acrobatici settecenteschi descritti nei quadri di Gabriel Bella, Pietro Longhi, i Tiepolo. Solo così sarebbe riuscito a creare un costume che parlasse di bellezze ideali, ma anche di sfide fisiche, abilità individuali. È nato un abito di colore chiaro, chiuso da un bustino a punta di gusto rinascimentale con un’ampia scollatura quadrata e la gonna dalla tipica forma ovale barocca. Ispirato sia alle dame settecentesche vestite alla “romana” che troviamo negli affreschi allegorici del Tiepolo, che ai protagonisti delle opere teatrali barocche che indossavano costumi che rimandavano ai canoni ideali del gusto classico, con elmi piumati, calzari, gonne frangiate… Una vera propria ode all’idea di classicità tipica del barocco veneziano: una sorta di ritorno all’Arcadia, persino nel disegno dei tessuti, che riprende la lira di Apollo, o nel motivo “a meandro” tipico della Magna Grecia del ricamo che borda la scollatura, le maniche e la gonna o le frange rosse che indicavano la nobiltà nell’abbigliamento dell’impero romano.
Un grande drappo in seta bianca foderato di taffetas rosso si raccoglie sulla spalla sinistra per diventare un grande mantello con strascico, formando una sorta di quinta teatrale che pone in risalto l’insieme la cui tridimensionalità architettonica continua nelle decorazioni dorate del bustino, il cui effetto chiaroscurale rimanda nuovamente agli stucchi che completano gli affreschi tiepoleschi.
Sul capo un elmo classico, che copre la fronte con una mascherina appena abbozzata. Decorato con fregi in oro antico come quelli del bustino e da piccoli cristalli che danno luminosità. Per svettare sul palco davanti a tutta la Piazza ed allo stesso tempo rappresentare il tema di quest’anno, sulla sommità dell’elmo al posto delle classiche piume Francesco ha ricavato una piccola Piazzetta San Marco, che ospita una scenetta riproducente le “Forze d’ Ercole”, un gioco popolare tra i veneziani di equilibrio e forza e soggetto del quadro del Bella utilizzato come immagine simbolo del cartellone Carnevale 2026.
Piccoli arsenalotti, abbigliati nei vari colori presenti nei quadri che li ritraggono, sorreggono delle piccole assi che a loro volta ospitano altri atleti per formare una piramide di sette piccoli uomini. Sulla sommità, il più temerario, sventola una bandierina rossa simbolo di coraggio, che ancora oggi viene donata ai vincitori della Regata Storica!
Così, dopo quasi 300 anni, le “forze d’Ercole” tornano in Piazza San Marco, indossate dal futuro radioso della Serenissima, il bellissimo sorriso di Martine Bullo!
Ph: Pierluigi Lucietto e Carnival of Venice official